Il cavallo, il cui nome scientifico è Equus caballus, venne addomesticato nell’età del bronzo nell’Asia centrale, e da qui si diffuse in tutto il mondo.

Dapprima la specie fu sfruttata per la produzione del latte, per la carne e per le pelli; più tardi essa fu adibita al traino.

L’unico cavallo oggi vivente allo stato selvatico è il cavallo di Przewalski (Equus przewalskii) che si trova nelle steppe dell’Asia centrale, tra la Siberia e la Cina occidentale.

Assieme al tarpan delle steppe euroasiatiche, ormai estinto fin dal secolo scorso, è il progenitore delle attuali razze domestiche.

Nel corrente secolo la popolazione mondiale di cavalli è assai diminuita, quindi per riuscire a conservare il patrimonio genetico ancora disponibile che, trascurato, potrebbe essere perduto in modo irreversibile è necessario applicare norme e misure dirette alla conservazione non solo di determinate popolazioni equine ma anche di aree ambientali idonee alla loro sopravvivenza.

Il cavallo appartiene a una delle specie che in zootecnia ha scopi vari e quindi diversi caratteri morfologici.

Le più importanti caratteristiche morfologiche comuni alle diverse razze sono: testa allungata, muso snello, orecchie mobili, collo lungo e forte munito di criniera, petto ampio, coda costituita da lunghi crini, ampio torace, groppa larga e muscolosa, piede costituito da un solo dito che poggia su una robusta scatola cornea.

I denti sono 40 nel maschio e 36 nella femmina e appena dopo il primo molare c’è uno spazio, chiamato diastema, in cui si adatta il morso; non crescendo in modo continuo e deteriorandosi progressivamente assumono aspetti caratteristici a seconda dell’età, costituendo così molta importanza per la determinazione dell’età.

Uno dei sistemi adottati per la classificazione si basa sul tipo di mantello cioè caratteristiche del colore e la distribuzione dei peli.

L’attività preminente del cavallo è quella dinamica, anche grazie alla funzionalità dell’apparato locomotore, di quello respiratorio e cardiocircolatorio.

Inoltre una caratteristica peculiare dei cavalli è la possibilità di riposare in posizione eretta, dovuta alla particolare conformazione anatomica degli arti anteriori.

Il cavallo può avere differenti tipi di deambulazione, le andature, che possono essere naturali o acquisite; le andature naturali, cioè quelle istintive, sono il passo, il trotto ordinario, il galoppo ordinario e l’ambio.

Le acquisite sono: il passo rilevato, il passo veloce, il trotto, il galoppo e l’ambio da corsa.

L’allevamento del cavallo si effettua in modo diverso in funzione degli ambienti agronomici in cui dovrà vivere e anche a seconda degli scopi per cui viene allevato.

Dapprima avviene un allevamento brado e semibrado e successivamente un allevamento di tipo stallino.

Le tecniche di allevamento in linea di massima mirano a sfruttare il ciclo vitale della specie e la sua variabilità biologica in funzione di un’economica e di una utilizzazione.

Attenendosi a una classificazione generale, ormai universalmente adottata, le razze equine sono fondamentalmente divise in tre tipi a seconda delle caratteristiche costituzionali: brachimorfa, mesomorfa e dolicomorfa.

Brachimorfa: vi appartiene la razza «Belga», impiegata come cavallo da tiro pesante e lento per lo sviluppo muscolare notevole.

Mesomorfa: vi appartiene il Pony (di piccola statura alcune specie sono usate per la caccia in montagna e per il gioco del polo); l’«Hunter» (di origine irlandese, impiegato negli sport ippici essendo un ottimo saltatore) l’«Aviglianese» (abbastanza raro, è allevato solo sulle Alpi orientali ed è impiegato per lavori appunto in montagna).

Dolicomorfa: comprende le razze a cui appartengono i purosangue, inglese (essenzialmente da corsa) e arabo (uno dei migliori cavalli da sella). Entrambi questi purosangue vengono anche impiegati in zootecnia per incroci da cui si vuole ottenere migliori capacità di resistenza e di velocità di una razza.

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